THE SCIENTIST videoarte
 
“La video&arte tra calabria, ferrara e new jersey (usa). Intervista ai fratelli marco e vitaliano teti”

I fratelli Marco e Vitaliano Teti sono originari della Calabria (precisamente di Catanzaro), ma ormai da molti anni vivono a Ferrara, città che fin da subito non li ha visti come “ospiti”, ma come protagonisti attivi della vita artistico – culturale.  Dal 2007 organizzano, infatti, il festival internazionale di VideoArte “THE SCIENTIST” e nel 2008 hanno fondato l’associazione “Ferrara Video&Arte”. A marzo Vitaliano partirà per Newark, New Jersey dove l’associazione rappresenterà l’Italia al CologneOFF 2013 USA, mostra collettiva internazionale di Videoarte. Li ho incontrati per farmi raccontare le loro esperienze passate e i loro progetti futuri.

Come e quando è nato il vostro interesse per la Videoarte?

V: Io lavoro nella produzione video da quasi 25 anni, e ancora oggi faccio il regista e il montatore. Per undici anni ho insegnato “Realizzazione audiovisiva” all’Università di Ferrara, all’interno del corso di laurea di Tecnologo della Comunicazione, guidato dal prof. Paolo Frignani, che definisco il mio “mentore”, colui che mi ha insegnato il mestiere del videomaker.

M: Infatti questo aspetto della formazione e della didattica universitaria si è riscontrato subito nel Festival The scientist….

V: Esatto, la Videoarte a Ferrara ha avuto un passato molto prestigioso, grazie soprattutto al Centro Videoarte di Palazzo Diamanti, e anche questo ci ha aiutato ad innamorarci della VideoArte. Nel 2007, dunque, venne in mente a me, Filippo Landini, Paolo Orsatti e Roberto Guerra di lanciare il progetto di un festival di VideoArte a Ferrara: “The scientist” oggi è un fiore all’occhiello tra i festival nazionali ed internazionali che propongono arte elettronica, soprattutto nella forma monocanale, cioè quella destinata ad una visione su unico schermo.

M: Nel 2008 è nata anche l’associazione “Ferrara Video&Arte”, quindi l’edizione del 2007 è stata l’unica non diretta dall’associazione.

V: L’associazione, infatti, è nata per guidare e organizzare meglio nel dettaglio tutti gli aspetti del festival, anche se in realtà non si occupa solo di questo ma anche, tra le varie cose, di cinema d’autore e di documentari, e in generale della diffusione del media video e cinematografico. Tra i soci più attivi ci sono Alessandro Raimondi, regista dell’ottimo documentario “Un murales una storia”  e la graphic designer Roberta Ranzani. Inoltre, da due anni facciamo anche parte anche della gestione dello spazio espositivo “R.T.A. - Porta degli Angeli” sulle antiche mura estensi.

Com’è nata la collaborazione col direttore artistico Wilfried Agricola de Cologne e in particolare com’è nata l’idea di partecipare al CologneOFF 2013 USA?

V: “The scientist” sin dagli inizi ha avuto molte collaborazioni, che nascono innanzitutto dalla nostra serietà professionale e dalla qualità del nostro lavoro. Siamo, dunque, stati contattati da Wilfried in quanto il nome del festival e dell’associazione ormai sono conosciuti non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Dalla conoscenza con Wilfried sono scaturite due cose: la collaborazione per la VII edizione di “The scientist” del 2013, dedicata esclusivamente ai giovani under 35, per la quale Wilfried Agricola de Cologne ci manderà una selezione di artisti. L’attenzione della VII edizione ai giovani non è comunque per noi nuova, dato che anche negli anni precedenti la presenza di giovani artisti era altissima, e vista la nostra adesione al progetto “Dentro le mura” del Comune di Ferrara, iniziativa di creatività giovanile promossa e sostenuta dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

In questo contesto Wilfried mi ha chiesto di selezionare un giovane artista italiano per la mostra di Newark: siamo dunque molto orgogliosi di poter rappresentare l’Italia in un’occasione così importante, in un evento di quasi 40 giorni, con artisti provenienti da 12 paesi da tutto il mondo (si va da Israele al Sud Africa, dall’Argentina al Marocco, solo per citarne alcuni).

Parlatemi un po’ dell’artista italiana che avete scelto per Newark, Claudia Carboni, e della sua opera “Real-lusion” del 2010.

V: Claudia Carboni, originaria di Prato, è una ex-studentessa del corso di Tecnologo della Comunicazione all’Università di Ferrara, una dei ragazzi e delle ragazze che si sono laureati con me nell’ambito della Videoarte. Lei, in particolare, ha fatto una tesi su Fabrizio Plessi, uno dei più grandi videoartisti italiani, formatosi nel Centro di Videoarte di Ferrara. Nell’opera “Real-lusion”, Claudia si rifà alle prime opere provocatorie di Plessi, attraverso una serie di scene irriverenti, provocatorie, una per tutte quella iniziale nella quale lei stessa nuota in un campo di grano…

M: Faccio notare che, non a caso, l’elemento principale della poetica di Plessi è sempre stata l’acqua…

V: Vorrei sottolineare, inoltre, l’aiuto fondamentale della prof.ssa Ada Patrizia Fiorillo, docente di Storia dell’arte contemporanea e di Cultura visuale all’Università di Ferrara, sempre attenta alla qualità delle produzioni artistiche e al nostro lavoro.

M: La VideoArte è a meta strada tra l’arte visiva e i mezzi audiovisivi. Per questo, riguardo all’anima pedagogica e didattica del festival e di altre iniziative, la presenza della Prof. Fiorillo è stata fondamentale, in quanto esperta e studiosa di arte visiva.

V: Abbiamo, dunque, rilanciato la VideoArte a Ferrara portando molti artisti di fama internazionale, tra i quali il duo Masbedo, Alessandro Amaducci, Laurina Paperina, Alterazioni Video, Alice Cattaneo, Bianco Valente, Marinella Senatore. La VideoArte digitale è oggi un mezzo espressivo che dà all’artista libertà senza precedenti.

Dopo “Alchimie digitali” avete in mente altre produzioni editoriali per il futuro?

M: Innanzitutto, vorrei ringraziare Alessandro Amaducci, uno dei collaboratori e degli ispiratori del libro che tu hai citato. L’importanza fondamentale di “Alchimie digitali” è quella di aver storicizzato le edizioni di “The scientist” organizzate fino a quel momento, di aver lasciato una traccia. Non volevamo produrre un mero catalogo di “The scientist” ma sviluppare un discorso critico più approfondito, riflettere sul passaggio dall’analogico al digitale nella VideoArte, sulle trasformazioni radicali riguardanti il linguaggio, l’estetica di questa forma d’arte. Il libro si ferma alla quarta edizione del festival, quindi da parte nostra c’è l’interesse a proseguire quest’opera di storicizzazione anche nel futuro. Stiamo, infatti, già raccogliendo alcuni saggi legati alle attività dell’ultima edizione del festival nonchè della prossima.

Nel 2013 si concluderanno le iniziative in occasione del centenario della nascita di Michelangelo Antonioni. Qual è il vostro rapporto col grande maestro ferrarese?

V: Circa un anno fa ho prodotto, insieme a Carlotta Breda, un cortometraggio intitolato “Elegia del Po”, nel quale svolgiamo un  parallelo tra il Po “antonioniano” e il Po di oggi. Inoltre, Nevio Casadio, giornalista RAI, sta realizzando un documentario televisivo dedicato proprio ad Antonioni, nel quale ci sarà anche un’intervista a me e a Carlotta. Come location di questa nostra intervista abbiamo suggerito i campi da Tennis della Marfisa dove il maestro ferrarese giocava insieme a Giorgio Bassani e che ritroviamo come una delle scene più note della filmografia di Antonioni in quel capolavoro che è “Blow up”.

Nel 1972 a Ferrara fu aperto il Centro Videoarte, chiuso nel 1994. Cosa ne pensate di questo progetto che fu così all’avanguardia?

V: Quella del Centro Videoarte del Palazzo dei Diamanti del Comune di Ferrara è stata un’esperienza favolosa, uno dei primi centri di ricerca e di realizzazione di VideoArte in Italia, l’unico emanazione di un’istituzione pubblica. Ci auguriamo che in futuro sia di nuovo accessibile il suo archivio, visto che il terremoto dell’anno scorso, oltre ai ben noti problemi finanziari degli enti locali, ha complicato ulteriormente la riapertura di questo servizio, che auspichiamo torni ad essere un punto di riferimento per la comunità accademica, per studiosi e critici d’arte e per tutta la cittadinanza.

Andrea Musacci