THE SCIENTIST videoarte
 
giornata di studi 2014
“il video in aula iii edizione - incroci fra videoarte e film di finzione”


“VISIONI, LUCI, IMMAGINI NEI FILM BEKET E LA LEGGENDA DI KASPAR HAUSER”

Incontro/lezione con il direttore della fotografia Tarek Ben Abdallah


Per la terza edizione de “Il Video in aula”, giornata di studi organizzata presso l’aula Magna dello IUSS, dedicata alle intersezioni stilistiche esistenti tra produzione audiovisiva sperimentale e cinema di fiction, è stato invitato a tenere una lezione il noto professionista di cinema Tarek Ben Abdallah.


Tarek Ben Abdallah vive e lavora in Italia come direttore della fotografia dal 1984. Ha realizzato molti film e documentari, tra i più recenti: Storie sospese di Stefano Chiantini (2014), Sul vulcano di Gianfranco Pannone (2013), Palestine Stereo di Rachid Masharaui in Concorso al Festival di San Sebastian (2012), La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli (2011) evento speciale al Rotterdam Film Festival del 2012.

E’ stato assistente del Maestro Giuseppe Rotunno al Dipartimento della Direzione della Fotografia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. Ora insegna allo ZELIG, Scuola del Documentario di Bolzano e all’Accademia del Cinema e Televisione di Roma.


Attraverso la giornata di studi, le Associazioni AUAM e Ferrara Video&Arte vogliono fare una riflessione sul contributo visionario della fotografia di TAREK BEN ABDALLAH nei due film “Beket” e “La leggenda di Kaspar Hauser” del regista Davide Manuli.


La giornata di studi: interventi e proiezione


La giornata di studi “VISIONI, LUCI, IMMAGINI NEI FILM BEKET E LA LEGGENDA DI KASPAR HAUSER”, ideata da Alessandro Raimondi e Vitaliano Teti, curata dall’associazione universitaria “A.U.A.M. Maestro Michelangelo Antonioni”, è finanziata dal Fondo culturale 2013/14 dell’Università di Ferrara.


L’iniziativa culturale prenderà avvio alle ore 15.00 del sabato 27 settembre 2014 c/o lo IUSS di Via Scienze 41/b, con una breve introduzione sul lavoro di Tarek Ben Abdallah di Marco Teti, docente e critico cinematografico.

Di seguito partirà la lezione magistrale del direttore della fotografia invitato.

Alle ore 17.30 c.a. si concluderà la lezione di Tarek Ben Abdallah e dopo una breve pausa alle 17.45 ci sarà la proiezione integrale del film “La Leggenda di Kaspar Hauser”.

Il film sarà introdotto dal prof. Alberto Boschi, docente di Storia del Cinema di Unife e sarà seguito da dibattito col pubblico in sala.


Ingresso gratuito e collaborazioni


L’iniziativa è ad ingresso gratuito e aperta a tutti fino ad esaurimento posti.

E’ realizzata dall’associazione universitaria A.U.A.M. con la collaborazione fattiva del festival internazionale di videoarte “The Scientist” che da anni si occupa di presentare a Ferrara audiovisivi che mostrino innovazioni sul piano estetico e contenutistico.


27 settembre 2014 dalle ore 15.00 alle 20.00

c/o I.U.S.S. Università di Ferrara, Via Scienze 41/B


Info:

auam.video@gmail.com  -  www.auam.it



Biografia e poetica di Tarek Ben Abdallah.


Sabato  27 settembre Tarek Ben Abdallah, uno dei principali direttori della fotografia del cinema italiano contemporaneo, è invitato a svolgere una lezione presso l’Università di Ferrara nell’ambito dell’iniziativa “Il video in aula”. Tale evento costituisce l’occasione per accostarsi ad un universo poetico senza dubbio originale e molto personale, come quello di Ben Abdallah.

Dopo avere conseguito la laurea in Ingegneria, Ben Abdallah abbandona la natia Tunisia e si trasferisce in Italia. A Roma frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia e nel 1990 ottiene il diploma. Nei quattro anni successivi collabora con Giuseppe Rotunno, uno dei più noti e innovativi direttori della fotografia italiani. Questa collaborazione risulta quasi determinante nel processo formativo di Ben Abdallah. Da Rotunno Ben Abdallah apprende che la fotografia è al servizio di un sistema, di un mezzo comunicativo, non è autoreferenziale. Essa conferisce «un profondo valore al messaggio veicolato dalla storia raccontata e trasmette al pubblico tutti i significati che la regia, la scenografia e il suono sono stati in grado di produrre insieme» (Giuseppe Rotunno).

La concezione relativa alle tecniche realizzative, alle modalità di ripresa e più in generale all’aspetto formale dei film, maturata da Ben Abdallah nel corso della propria carriera, sembra abbastanza particolare. Di sicuro non viene condizionata dagli strumenti espressivi e dalle apparecchiature tecnologiche di volta in volta a sua disposizione. Il pragmatico Ben Abdallah dimostra infatti di padroneggiare numerosi supporti e formati di registrazione audiovisiva.

Egli spazia con disinvoltura tra il cinema di tipo documentaristico e quello cosiddetto “di finzione”, ovvero narrativo. Ricopre di frequente anche il ruolo di operatore della macchina da presa e giudica inesistente la differenza, riscontrabile sul piano estetico, tra la pellicola a colori e quella in bianco e nero. D’altronde la credibilità degli avvenimenti descritti e la verosimiglianza dei personaggi ritratti danno l’impressione di incidere piuttosto poco sulla visione dell’arte da lui posseduta, la quale corrisponde innanzitutto a una visione dell’esistenza e del mondo circostante.

Ben Abdallah non appare interessato alla notevole forza evocativa di cui il linguaggio delle immagini in movimento risulta dotato e evita con cura i virtuosismi stilistici. L’attenzione viene invece focalizzata sulla realtà. L’obiettivo perseguito equivale in pratica a immortalare o meglio a fissare il reale “fenomenico”, nel tentativo di scoprirne e rivelarne la dimensione più specifica, più autentica. Ciò accomuna il direttore della fotografia di origini tunisine a registi di discreto talento quali Gianfranco Pannone, Davide Manuli o Rashid Masharaui, con cui instaura una stretta e duratura relazione professionale.

L’estrema sensibilità di Ben Abdallah trova conferma nella scelta delle vicende da illustrare, sovente complesse a livello psicologico, sociale oppure etico. Ben Abdallah fornisce quindi il proprio contributo a produzioni audaci (sotto il profilo contenutistico) e sperimentali (sotto il profilo della rappresentazione) accolte spesso in festival cinematografici prestigiosi. Bisogna qui citare almeno Latina – Littoria e Io che amo solo te di Pannone, Giro di luna tra terra e mare di Giuseppe Gaudino, Laila’s Birthday di Masharawi, Bekett e Kaspar Hauser di Manuli.

Ne ”Il video in aula” di quest’anno potremo vedere e sentire direttamente da Tarek Ben Abdallah come ha lavorato alla visionaria fotografia dei due film di Manuli che, anche grazie al suo lavoro, risultano due opere molto vicine ai territori della videoarte

Marco Teti